martedì 14 maggio 2019

Carnevale alle Canarie: l'ultimo periodo ci riserva le migliori performances

(articolo scritto sul periodici LEGGO GRAN CANARIA n. 2 del 15 marzo 2019)


di Stefano Dottori

 
          Il carnevale alle Canarie è un avvenimento molto sentito dalla popolazione locale che si prepara per questa circostanza già da alcuni mesi: i costumi, i carri, le maschere e altro sono tutti effetti che devono essere studiati e preparati. Da quanto visto negli ultimi anni, il carnevale di Las Palmas è considerato il secondo carnevale più importante del pianeta dopo, naturalmente, quello di Rio de Janeiro. C’è anche da considerare, comunque, anche il carnevale di Maspalomas che ha poco da invidiare a quello di Las Palmas, sia come colori che come fantasia dei temi proposti.

Addirittura, ogni paese (fino al più piccolo) e ogni città si colora e rivitalizza con musica e festeggiamenti e questo in tutte le isole dell’arcipelago.

In questo periodo, che segna l’ultima parte del carnevale 2019 che durerà fino al 24 marzo, si potranno ammirare le ultime performances organizzate per i festeggiamenti.

Riportiamo il calendario degli eventi da oggi (15 marzo) fino alla fine del carnevale (di Maspalomas). Come detto, il Carnevale a Gran Canaria non si festeggia solo a Las Palmas. Anche il carnevale di San Bartolomé de Tirajana è molto importante e sentito.

 

ECCO IL CALENDARIO 2019 PER IL CARNEVALE DI MASPALOMAS:

Dal 14 al 24 Marzo 2019 – TEMA: “Celebrazione del primo uomo sulla Luna”

VIERNES 15, Marzo - (Centro Comercial Yumbo)

21:00 H.| GALA INAUGURAL DEL CARNAVAL 2019

22:30 H. | MOGOLLÓN

SÁBADO 16, Marzo - (Centro Comercial Yumbo)

21:00 H.| GALA DE LA REINA DEL CARNAVAL

23:00 H.| MOGOLLÓN

DOMINGO 17, Marzo - (Centro Comercial Yumbo)

17:00 H. | CARNAVAL INFANTIL

19:00 H. | GALA DE LA REINA INFANTIL

LUNES 18, Marzo - (Centro Comercial Yumbo)

19:00 H. | GALA SIN BARRERAS

MARTES 19, Marzo - (Centro Comercial Yumbo)

19:00 H. | TALLERES DE BAILES

21:00 H. | GALA “A TODO RITMO”

22:30 H. | PRESELECCIÓN DRAG

MIERCOLES 20, Marzo - (Centro Comercial Yumbo)

19:30 H. | ENCUENTRO DE MURGAS DEL MUNICIPIO

21:00 H. | GALA DE LA GRAN DAMA

JUEVES 21, Marzo - (Centro Comercial Yumbo)

21:00 H. | GALA DRAG QUEEN

23:00 H. | MOGOLLÓN

VIERNES 22, Marzo DÍA DEL TURISTA

(Playa de Maspalomas-Playa del Inglés)

12:00 H. | RESCATE DE LA SARDINA

(Centro Comercial Yumbo)

21:00 H. | GALA DEL TURISTA

23:00 H. | MOGOLLÓN

SÁBADO 23, Marzo

17:00 H. | GRAN CABALGATA DEL CARNAVAL

22:00 H. | GRAN MOGOLLÓN

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL'A.P.I.C.E., GIUSEPPE BUCCERI

Intervista al presidente dell'A.P.I.C.E. (Associazione Pensionati Italiani e Connazionali all'Estero): Giuseppe Bucceri

(articolo scritto sul periodico LEGGO GRAN CANARIA n. 2 del 15 marzo 2019)

di Stefano Dottori

                                                                      

Già trovare l’onestà in un uomo è cosa non frequente, se poi aggiungiamo che questa persona sente profondo interesse per l’aiuto al prossimo, nutre un forte amore per la natura, è corretto nei rapporti umani, la sua dedizione al lavoro è totale, mostra tenacia e volontà nelle iniziative in cui crede, è un trascinatore per il suo carisma e si ribella con tutte le sue forze davanti alle ingiustizie, allora stiamo parlando di un personaggio sicuramente raro per il quale è stimolante conoscere il suo percorso di vita da quando ragazzo, cresciuto in un ambiente difficile nell’entroterra di quella Sicilia ancorata a vecchi schemi di una società stagnante, priva di stimoli, con poche risorse, decise di intraprendere la vita militare nell’Arma dei Carabinieri. Successivamente, lasciata l’Arma, intraprese l’esperienza della vita politica

 

Così è iniziata l’intervista a Giuseppe Bucceri, presidente dell’A.P.I.C.E..

 

Domanda - Perché hai intrapreso la carriera politica?

Risposta - La mia esperienza in politica è stata molto breve. Avevo un sogno, ma la realtà del mondo politico mi ha presentato una dinamica di comportamento che  non sono riuscito ad intuire o magari ho fatto finta di non capire. Quale risultato? Ho preferito abbandonare il sogno.

 

Domanda - Parlami della decisione di lasciare l’Italia.

Risposta - Ho lasciato l’Italia per trovare una sistemazione tranquilla, lontana dagli stress di una grande città come Roma, dove ho vissuto per oltre 35 anni, ma  soprattutto un paese dove regnasse il caldo. Non volendomi allontanare molto dall’Italia, ho scelto Gran Canaria. La scelta della nuova destinazione era anche appoggiata dal fatto non indifferente che, da errate informazioni, avrei ottenuto la pensione defiscalizzata e quindi, oltre al clima, avrei avuto un interessante vantaggio economico. Purtroppo, invece, per la defiscalizzazione non è andata bene, tanto è vero  che dopo aver preparato tutta la documentazione ed averla trasmessa all’INPS, mi sono visto respingere la richiesta a causa dell’art. 19 del trattato Italia-Spagna.  Amareggiato, iniziai cosi la mia battaglia contro quella che ritengo un’ingiustizia evidente. La forte reazione mi ha portato a fondare un’associazione che ho chiamato A.P.I.C.E. (Associazione dei Pensionati Italiani e Connazionali all’Estero) nella quale ho raccolto pensionati e non per i quali cerco di essere d’aiuto. Con questa struttura io e gli altri interessati abbiamo avviato un ricorso, appoggiandoci ad uno studio legale romano. Ho sentito anche la necessità di fare un’associazione dopo aver udito molte lamentele per truffe subite da persone alle quali venivano sottratte somme ingenti di danaro per un documento il cui costo è molto inferiore. Questa circostanza e altri motivi mi hanno spinto a fare qualcosa di utile per i connazionali.

 

Domanda - Parlaci in modo più preciso dell’associazione A.P.I.C.E..

Risposta - L’associazione non ha scopo di lucro. Il suo fine è aiutare i connazionali che desiderano trasferirsi all’estero, aiutandoli ad ottenere tutti i certificati necessari, dare assistenza fiscale, legale, sanitaria, a volte intervenendo con mezzi economici, organizzare eventi socio-culturali anche per generare un gruppo consistente di associati. L’unione fa la forza!

Le altre finalità dell’Associazione sono quelle di condurre delle battaglie come:

1.      la defiscalizzazione della pensione per gli Ex-Inpdap;

2.      il Certificato Esistenza in Vita;

3.      proporre il rilascio del NIE plastificato e con la foto;

4.      combattere tutti coloro che continuano a truffare i nostri connazionali;

5.      rappresentare gli italiani nelle varie fasi della loro vita nell’arcipelago canario e altro ancora.

Dopo 2 anni di intenso lavoro e avendo l’apprezzamento da parte delle rappresentanze governative presenti in Spagna Com.It.Es., nonché una stretta collaborazione col Consolato di Gran Canaria, abbiamo aumentato la nostra forza. Nel giugno 2017 il Com.It.Es. di Madrid mi ha assegnato il PREMIO ALL’ITALIANITÀ. L’Associazione A.P.I.C.E. è autorizzata e registrata presso il Ministero degli Interni Spagnolo. Nel novembre 2017 a Gran canaria e a Gennaio 2018 a Tenerife si è tenuto il Primo Convegno APICE. Nasce così anche una fattiva collaborazione con il Console Onorario di Las Palmas (Dr. José Carlos de Blasio) e con il CGIE, tramite  il Consigliere Dr. Giuseppe STABILE.

 

Domanda - Qual è l’età media dell’italiano che trasloca alle Canarie e che pensione percepisce?

Risposta - Abbiamo fatto una ricerca statistica e il risultato indica che l’età media di chi si trasferisce in una di queste isole oscilla tra i 58 e i 60 anni. Mediamente, la pensione che viene ricevuta si aggira intorno ai 1.500/1.600 euro mensili.

 

Domanda - Hai potuto notare se questo fenomeno migratorio è in ascesa?

Risposta - I pensionati che vivono nell’isola stanno aumentando anche a causa delle continue pubblicità poco veritiere. Non è vero che con 800 euro si vive bene. Parlo, naturalmente, della zona sud dell’isola dove, a causa del clima più favorevole, l’affluenza è maggiore ed i prezzi sono sensibilmente lievitati in pochi anni. A coloro che mi contattano raccomando,  prima di trasferirsi, che facciano un giro esplorativo e che diffidino di chi promette case ed altro a poco prezzo.

 

Domanda - Il fenomeno di questa migrazione è un evento solo italiano?

Risposta - No! Il trasferimento dal proprio Paese alle isole Canarie è un fenomeno che riguarda un po’ tutti i Paesi europei, soprattutto quelli del Nord Europa. Mediamente le loro pensioni sono più alte delle nostre e per loro la vita è più facile.

 

Domanda - Andiamo ora sul sentimentale. Hai avuto momenti di nostalgia?

Risposta - Certo! L’Italia è il mio Paese e le mie radici sono là. L’avrò sempre nel mio cuore per tanti motivi: la sua storia, la gente, le sue contraddizioni, i suoi monumenti, il cibo e tanto altro. Sinceramente avrei voluto portarmi molte cose dalla mia Sicilia, ma non è stato possibile.

 

Domanda - Un’ultima cosa: cosa dire ai tuoi connazionali che vogliono trasferirsi alle Canarie?

Risposta - Il mio messaggio ai pensionati è quello di contattarci e di seguire la nostra Associazione. Vorrei anche che l’italiano, che viene a vivere qui, mantenga un contegno decoroso in un Paese che ci ospita e che è simile a noi. Nelle Canarie, negli ultimi anni sono accaduti molti episodi che hanno portato a farci classificare persone poco affidabili, addirittura con notizie apparse sulle pagine facebook o con scritte sui muri, dove invitavano la popolazione italiana ad andare via. Queste notizie fanno male e per colpa di qualcuno siamo stati etichettati tutti. Facciamoli ricredere!

SAPERE BERE E SAPER MANGIARE IN SPAGNA - 001

Sapere bere e saper mangiare in Spagna

(articolo scritto sul periodico LEGGO GRAN CANARIA n. 1 del 15 febbraio 2019)


INTRODUZIONE

di Stefano Dottori

 

Tutti noi abbiamo la necessità di mangiare e bere, ma siamo proprio sicuri che lo stiamo facendo bene? L’alimentazione è una cosa seria, ma, pur ascoltando con molta attenzione il parere dei nutrizionisti, non possiamo esimerci qualche volta di fare quello strappetto alimentare che ci dà piacere e soddisfazione, d’altronde anche il gusto è uno dei nostri sensi e anche lui dovrà ogni tanto avere la sua parte di appagamento.

È così, allora, che ho pensato di cimentarmi nell’ardua impresa di raccogliere dalla cucina spagnola tutte quelle ricette dalle più antiche e popolari a quelle più moderne e sofisticate senza dimenticare assolutamente i necessari abbinamenti con i vini che ritengo sempre fondamentali per la riuscita di un buon pranzo (o cena). Addirittura, a volte ho cambiato le pietanze che mi ero prefissato di prepararmi, in funzione del vino che avevo nella mia cantinola.

Quindi, di volta in volta, parleremo di un vino, della sua storia, del suo profumo, del suo sapore, del suo retrogusto e cercheremo di abbinarlo con un cibo che particolarmente gli si addice.

Un principio importante, che è tutto mio nel senso che non l’ho mai sentito da nessuno, è quello di rispettare sempre il grado di pulizia e gradevolezza nello schioccare la lingua sul palato. L’ultimo bicchiere di vino o l’ultimo sorso che sia, non deve essere seguito dall’introduzione di altro cibo, il dolce e la frutta dovranno aspettare un po’ perché quell’ultimo goccio di vino ha il compito di pulire la cavità orale, portando via il cibo e lasciare quel particolare sapore di vino più cibo che deve necessariamente provocare quel sorriso di soddisfazione che si stampa sul viso di chi ha gradito fino all’ultimo il pasto che ha consumato.

Quindi, proseguiremo adottando questa successione di argomenti e questo per ogni numero:

1.      si presenta un vino, se ne danno le caratteristiche, si possono anche aggiungere commenti dei produttori, se ne presenta la storia e quant’altro utile alla definizione del prodotto;

2.      una volta che sappiamo tutto o molto su quel vino, vediamo, con i consigli che possono arrivare dalle massaie, dai cuochi, da chi sa comunque cucinare, quali cibi possono adattarsi ad un tale vino; quindi sceglieremo sempre il cibo in funzione del vino;

3.      una volta rintracciata la/le pietanze che ritengo più adatta/e, fornirò anche la/le relativa/e ricetta/e per cucinarla/e.

Le scelte dei vini che farò sono casuali, non c’è un ordine particolare, direi piuttosto che la preferenza sarà sempre per quei vini che riuscirò a conoscere in modo soddisfacente per proporlo al nostro lettore.

Dopo questa introduzione, prima di cominciare il lungo elenco dei vini spagnoli e dei relativi cibi da abbinare (dal prossimo numero di marzo) è necessario dare una serie di notizie che riguardano la produzione di vino spagnola. Ci sono cose interessanti che bisogna sapere.

Diciamo subito che dalle analisi dei ritrovamenti archeologici e dalla complessa interpretazione della documentazione scritta pervenutaci sappiamo, oggi, che nell’VIII secolo a. C., ai tempi d’oro della potenza greca (ricordate Sparta e Atene?) quando ancora Roma era un villaggio di pochi individui, nella penisola iberica era già in uso la viticoltura, ma dobbiamo, comunque, attendere l’avvento successivo dei Romani per rilevare una forma di industrializzazione organizzata nelle varie province spagnole.

È anche questa cultura! Che c’è di meglio d’imparare qualcosa di interessante davanti ad un buon piatto e ad un buon bicchiere di vino?

Sono stato sempre convinto che il buon bere, il buon mangiare accompagnato dall’ingrediente culturale dia un tocco di classe alla cerimonia del pranzo o cena che sia. Vino, cibo e cultura. Una meraviglia, no?

giovedì 3 aprile 2008

UN MOMENTO

M'è venuta così, mentre pensavo al prossimo esperimento che si farà a Ginevra con il nuovo acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider) per la rilevazione del bosone di Higgs, ipotizzato, ma mai osservato. Scriverò più avanti qualcosa in merito. Ora leggetevi 'sta cosa (bah!).


UN MOMENTO


Un momento per concepire un bambino,

per farlo nascere ancora un momento.

Un momento il suo primo sorriso,

un momento la sua prima parola.

Un momento e lui è adolescente,

si innamora per la prima volta in un momento.

Il suo primo amplesso esplode in un momento,

e in un momento è diventato ragazzo.

La morte della madre in un momento

e in un momento quella del padre.

In un momento inizia la sua vita da uomo,

un momento d’amore: è suo figlio.

Il suo primo capello bianco in un momento,

in un momento invecchia e muore.

La vita è passata in un momento.

Un momento … è la vita!

mercoledì 12 marzo 2008

Tarte Tatin

Nel corso di francese che sto seguendo, questa mattina il nostro prof ha fatto un esercizio di comprensione descrivendo, naturalmente in francese, la ricetta per fare la tarte Tatin, che rappresenta uno dei piatti tipici della cucina francese.
Il suo discorso si è concluso con l'assegnazione come esercizio di fare la torta in base a quanto era stato capito.
Beh, a dire il vero qualcosa è pervenuto, ma fare la torta con quel poco compreso ... mi sembra un pò troppo. Quindi, siccome la torta la voglio fare sono andato a documentarmi circa la ricetta completa del dolce.


TARTE TATIN



Tarte tatin


Ingredienti per la pasta brisée:

  • 90 g di burro
  • 200 g di farina
  • 1 o 2 cucchiai di latte
  • 1 tuorlo
  • un pizzico di sale

Ingredienti per il ripieno:

  • 1 kg di mele (circa 5 o 6 preferibilmente le golden)
  • 150 g di burro
  • 125 g di zucchero

Questa torta, il cui nome completo è Tarte des Demoiselles Tatin, è stata inventata alla fine del XIX secolo dalle sorelle Tatin. La leggenda narra che Stephanie, una delle due sorelle, si accorse di aver infornato la torta senza aver foderato il fondo della tortiera con la pasta brisée. La cuoca, senza lasciarsi scoraggiare, decise di ricoprire le mele con la pasta, ottenendo così quella che è diventata una delle preparazioni più note della cucina francese.

Peparate la pasta. Preparate la pasta brisée (*) e lasciatela riposare un paio d’ore in frigo, se volete potete comprare della pasta brisée confezionata.

Peparate il ripieno. Pelate le mele e tagliatele in 8 spicchi. Mettete burro e zucchero in una tortiera di 24 o 26 cm di diametro con il bordo alto 3 - 4 cm e spostatela su fuoco medio fino a quando lo zucchero diventa di un bel colore marroncino, mescolando spesso.

Disponete a raggiera un primo strato di spicchi di mela sul fondo caramellato, poi disponete sopra quelli rimasti in modo da coprire tutte le fessure. Coprite con la pasta brisée stesa in uno strato sottile e infornate a 200 °C per 15 minuti. Abbassate la temperatura a 180 ˚C e cuocete altri 15 minuti.

Togliete dal forno, lasciate intiepidire per 10 minuti, poi coprite la tortiera con un piatto da portata e rigirate velocemente.
Un'altra versione è quella di non aspettare i 10 minuti, ma girare subito, perché il caramello si raffredda e le mele restano attaccate al fondo della tortiera.

La tarte tatin va servita tiepida, quindi, se non la servite subito, potete scaldarla per 5 minuti in forno, non usate il microonde perché la rovinerebbe. Potete accompagnare la torta con della panna acida poco montata, la panna acida si prepara aggiungendo qualche cucchiaio di succo di limone a della normale panna da montare.

____________________________
(*) Pasta brisée

Ingredienti:

  • 90 g di burro
  • 200 g di farina
  • 1 o 2 cucchiai di latte
  • 1 tuorlo
  • un pizzico di sale

La pasta brisée più tradizionale viene preparata solo con farina, burro e acqua, ma oggi usa di più una versione molto simile a una pasta frolla non zuccherata, più croccante e gustosa, adatta sia a preparazioni salate che dolci, come la tarte tatin.
Lasciate ammorbidire il burro per un paio d’ore fuori dal frigo, non usate il forno a microonde o un pentolino, il burro deve ammorbidirsi, non sciogliersi.
Amalgamate tutti gli ingredienti tranne il tuorlo, impastando con la punta delle dita. Aggiungete il tuorlo e continuate a impastare fino a ottenere una pasta soda e liscia, ma non impastate troppo a lungo, altrimenti si otterrebbe un preparato troppo compatto e poco friabile.
Formate una palla, avvolgetela con pellicola trasparente e lasciatela a indurire in frigo per almeno un paio d’ore.
Togliete la pasta dal frigo e stendetela con un mattarello su una superficie infarinata, la dose indicata dovrebbe essere sufficiente per una torta di 24 centimetri di diametro.

martedì 11 marzo 2008

SAGRA DEL CARCIOFO A SEZZE ROMANO


Sagra del Carciofo di Sezze

Il carciofo è in crisi, ma la 39.ma edizione si farà il 6 aprile 2008.






































Un momento della sara del carciofo









































Il carciofo setino rischia di scomparire, ma la tradizionale Sagra del carciofo, giunta alla 39a edizione, si terrà lo stesso.
È stato questo il tema al centro dell'incontro tra l'Amministrazione comunale ed i produttori locali.
Alla riunione hanno preso parte: l'Assessore allo Sviluppo Locale, Sergio Di Raimo, il Presidente della Commissione "Settori Produttivi", Luciana Lombardi, il Dirigente del settore "Servizi Culturali ed Attività Produttive"del Comune, Francesco Petrianni, il responsabile della Cooperativa Ortoflorofrutticola Pontina, Ascenzo Bottoni, il presidente dell'Azienda Agricola "Botticelli", ed il responsabile della Cooperativa Agricola "San Lidano", Luciano Di Pastina. Presenti anche alcuni dei componenti del Comitato di coordinamento della Sagra: Teresa De Renzi, responsabile della CNA di Sezze; Vittorio Del Duca, responsabile della Coldiretti di Sezze; Giancarlo Pernasili, rappresentante di "Nova Setia" (associazione dei commercianti del centro storico); Fausto Di Lenola, in rappresentanza delle altre associazioni setine.
È stata intanto fissata la data della Sagra del Carciofo, il 6 aprile 2008 (domenica).
I produttori hanno chiesto al Comune di attivarsi per richiedere fondi regionali al fine di incentivare la produzione del carciofo, fortemente in calo a Sezze.






COMUNE DI LATINA

Il 6 aprile 2008 si svolge questa suggestiva manifestazione, in cui vengono esposti e fatti degustare i tipici ortaggi setini, il tutto corredato da manifestazioni culturali e sportive.


SAGRA DEL CARCIOFO

Tutti siete invitati a non mancare,
un bellissimo appuntamento con la natura, la cultura e il folklore dei Monti Lepini

  • Gastronomia, tradizione, arte e musica.

  • Iniziative e manifetazioni armonizzate con gli antichi e suggestivi motivi architettonici del centro storico.

  • Vicoli, piazze e scorci panoramici: scenario di una suggestiva festa popolare.

  • Migliaia di carciofi cucinati dai più noti ristoratori locali secondo le ricette più originali e serviti nelle grandi tavolate allestite nelle piazze.

NOTIZIE SUL PRODOTTO

Il carciofo: il migliore senz'altro è il tipo romanesco. Oltre ad avere un sapore gradevolissimo, è un alimento sano. Un prodotto assai diffuso in Italia e ottenuto da una graduale selezione del cardo. Quello di Sezze Romano è tra i più rinomati e prelibati per il suo gradevolissimo sapore. Gli abitanti della cittadina laziale, i Sezzesi, chiamano ancora cardini i primi e più teneri frutti della pianta.
Il clima eccezionale dell'area setina, riparata a nord-est dai Monti Lepini e riscaldata a sud-ovest dalla brezza tirrenica, unito alle caratteristiche esclusive dei terreni di cultura costituiscono l'elemento principe che determina la qualità del carciofo di Sezze. La sua tipica fragranza, la morbidezza del "cuore", i teneri petali lo rendono apprezzatissimo sulle tavole dei buongustai. E' un alimento sano che contiene notevoli quantitativi di ferro e fibra e che grazie alla cinarina favorisce la digestione ed ha una azione lievemente diuretica.
Il carciofo è quindi perfettamente in linea con le indicazioni della "dieta mediterranea", un modello alimentare noto ed apprezzato in tutto il mondo.
In Italia la coltivazione del carciofo risale al XV secolo, arrivata dal vicino Medio-Oriente nelle regioni meridionali. Si diffuse con una rapidità sorprendente, considerate le caratteristiche di gusto e le molteplicità degli usi in cucina. Oggi è una coltura assai diffusa nelle regioni meridionali. Ma è nel Lazio che si sono sviluppate le colture più ricercate del carciofo romanesco: il più tenero e gustoso. A pochi passi da Roma e da Napoli, Sezze è la città che rivendica il primato della qualità.
Ogni anno il Comune insieme alle cooperative agricole e ai produttori organizza la sagra del carciofo setino, una festa popolare nata con lo scopo di coniugare l'offerta della tipica gastronomia locale alla valorizzazione delle bellissime risorse ambientali dei Monti Lepini.
La manifestazione si svolge in Aprile; è soprattutto un'occasione per gustare il carciofo nelle sue migliori ricette, come quelle alla giudia e al forno. Gli organizzatori assicurano che ne verranno cucinati e distribuiti in piazza a migliaia. Tutti potranno assaggiarli seduti nelle tavolate attrezzate nella bella cornice dell'antico centro storico.

domenica 9 marzo 2008

Delusione d'amore

Prologo

Sin da ragazzo ho sempre ritenuto di essere stato "un fortunato" ad essere nato in Italia, sopratutto a Roma - caput mundi - perché sentivo in questo mio Paese la forza di una grandezza passata, ma non dimenticata. Poi Roma ... . La città eterna! Già tutte cose che appresi sui libri di scuola. Ho frequentato una scuola cattolica, anzi, per dirla come piaceva pronunciare al mio grande preside, Fratel Antonio Pietro Nicolai, la "Pontificia Scuola PIO IX". Certo, non era da tutti, bisognava avere una situazione di benessere economico che doveva - senza ombra di dubbio - superare la media nazionale. Devo sinceramente riconoscere che ho avuto la fortuna di avere un padre straordinario, nella sua onestà intellettuale e nel suo comportamento di vita quotidiana. Intelligente, forse troppo, acuto nelle osservazioni, incapace di accettare compromessi, limpido e trasparente, amorevole e severo ... insomma un grande. La sua fortuna fu quella di azzeccare il posto di lavoro, dove fece un'invidiabile carriera con risultati economici di tutto rispetto.
Gli insegnamenti che ebbi prima da mio padre e poi da Fratel Antonio furono insegnamenti di vita che sono rimasti - almeno teoricamente - scolpiti nella mia memoria. I valori della Patria, della Religione che sono poi quelli della vita saranno sempre vivi nel mio intimo più profondo.
Da qui la fierezza d'essere un italiano de Roma.
Ma poi gli anni passano, si cresce, iniziano i primi contatti con la società che ti appare non come ti avevano insegnato sui libri di educazione civica, ma come un agglomerato di entità (uomini, donne, bambini e ... cani) dove tutti (o quasi) tranne i cani, fanno di tutto per emergere sugli altri anche a costo di danneggiare l'altrui esistenza. Quelli che si comportano secondo i valori insegnati, senza chiedere niente, ma dando tutto se stessi sono proprio i cani.
Non è pessimismo, anzi mi ritengo - anche perché me lo dicono - un ottimista incrollabile, ma è la somma di tante esperienze vissute nell'arco della mia permanenza - che spero si protragga ancora per parecchio - sul pianeta Terra.
Ero innamorato di questo Paese che mi accolse alla fine della guerra (era il 5 marzo 1945) e lo sono ancora, ma come l'uomo tradito dal suo grande amore, anche dopo qualche tentativo di riconciliazione, deluso e con le lagrime agli occhi decide di tirar fuori la testa perché vuole continuare a rendere onore alla sua vita, così sono giunto al punto di decidere il "basta - non ce la faccio a vedere lo scempio che i nostri governi (la G maiuscola è volutamente omessa) hanno fatto, fanno e faranno (statisticamente ne sono sicuro) di questo Paese".
Io me ne vado! Fortunatamente non sono un depresso, quindi il me ne vado si riferisce al cambio di residenza verso un Paese più civile. Intendo, sempre che il nostro "Superiore" voglia concedermene la possibilità, permanere nel nuovo status che mi sono andato, pian piano, a realizzare almeno per un periodo soddisfacente (in questo sono molto esigente, mi piacerebbe parlare di secolo). Il mio timore maggiore è la testa. Arrivare ad una età rispettabile, ma rimbambiti, non ne vale la pena. Allora meglio salire sulla barca di Caronte! Ma se poco poco il cervello riesce a difendersi dal naturale decadimento campare ancora non mi dispiacerebbe.
Una scelta così drastica non è stata fatta a cuor leggero. Ci sono voluti anni per maturare un pensiero così rivoluzionario. Ed ora ci siamo.
Ma perché sono arrivato ad un tale proposito?
Rispondere brevemente non fornirebbe un'adeguata spiegazione alla domanda, così voglio divertirmi a ripercorrere, seppure senza soffermarmi ad ogni fatto della mia vita (sarebbe troppo lungo e oltremodo noioso), in ordine cronologico, gli eventi che hanno maturato in me la delusione, sempre crescente verso chi ci governa (la cosa grottesca è che tutti questo governucoli ce li abbiamo messi noi) e che mi ha portato a desiderare di frequentare Paesi migliori.


L'infanzia (mio nonno comunista)

Abitavo a Roma, via Angelo Brunetti, 47 - quarto piano. Di fronte vivevano i miei nonni materni e mio nonno, nonno Vincenzo (mia nonna, con poca fantasia, si chiamava Vincenza), era di quei personaggi fedele all'idea di un comunismo che avesse potuto dare equilibrio e parità tra le genti. Povero nonno! Gli ho voluto bene, ma quanto sognava!
Mi ricordo che fu lui ad insegnarmi a pronunciare la r così Loma divenne Roma. Una volta, tenendomi sulle ginocchia, in cucina, mi disse che da grande io sarei dovuto diventare un importante comunista. Naturalmente quella parola, a quell'età non aveva un grosso significato. Sapevo solo che c'erano i comunisti e quelli che non lo erano, un pò come ci sono i tifosi della Roma e quelli della Lazio, ma certamente non potevo apprezzare il significato profondo della parola. Tuttavia, l'impressione che mi rimase era quella che il comunismo era fatto di mucchi di gente tutta uguale (che noia! pensavo). E così mentre nonno Vincenzo vedeva in me chissà quale illuminato politico della sinistra, io, nell'intimo, mi ripromettevo che non sarei mai stato comunista. Fu una cosa che mantenni! E ne sono consapevolmente fiero.


Come io vedo i comunisti (non me ne vogliano - i miei migliori amici sono di sinistra)

Non mi sono mai piaciuti tanto, li vedo, in generale, pigri, si muovono solo se in gruppo, strillano, talvolta sono scrocconi, sono arroganti, sono incazzati e, spesso, non sanno perché, si dicono intellettuali, ma che bip vuol dire? Hanno cultura? Mediamente no, a parte i capi politici ed altri eletti (non molti) che per forza di cose devono averla (anche se non sempre dimostrano di averla).
"Fermiamo la destra alle prossime elezioni", vincono (?), finalmente il nuovo auspicato governo. Dopo poco una sequenza di scioperi contro le iniziative del tanto desiderato governo di sinistra. Boh!
Per onestà non posso salvare neanche i governi delle altre correnti. Tutti i governi politici si sono mossi all'inizio con l'obiettivo di assicurarsi la cerchia degli amici: cambio dei dirigenti, come se quelli che c'erano erano poco raccomandabili (possibile tutti?). Questo balletto di scambi di posti rasenta il ridicolo, anzi no, è proprio ridicolo!. Ma la gente lo sa? Io penso di sì! Troppo evidente. Eppure mai nessuno è sceso in piazza per dimostrare contro questo malcostume. Ma allora l'intelligenza degli italiani? Basta salvaguardare il piccolo divertimento, la macchinetta sprint, la moto, il calcio, il telefonino e altre simili banalità e tutti siamo contenti.
Come uscirne fuori? Non so rispondere! (Forse non voglio).
Poco tempo fa, mentre cercavo di riordinare la mia cantina che era ormai sommersa di tutto e nel caos più profondo, ho trovato un foglio di giornale - che ahimè non trovo più - datato aprile 1949 (non ricordo il giorno) nel quale si parlava del problema delle pensioni, di mafia, di botta e risposta tra sinistra e destra (allora DC), di scuola, di cattiva sanità. Sono rimasto allibito nel vedere l'attualità degli argomenti, dopo 58 anni. In qualche caso, basterebbe cambiare i nomi per avere degli articoli moderni ed applicabili alla nostra società.
Hanno parlato per più di mezzo secolo e stiamo come prima!
Ma al malcapitato contribuente italiano, quanto è costato il mantenimento di questo teatrino? Lo spettacolo non è una commedia, ma una squallida tragedia!
Siccome al governo, gli uomini che si sono alternati, se non per qualche sporadico caso, sono stati sempre quelli del centro-sinistra, ritengo logico avercela un pò con loro più che non con quelli del centro-destra.
I comunisti non mi piacevano prima e non mi piacciono adesso. Sono abbastanza convinto.
Qualche tempo fa mi sono comprato il libro di Gomez-Travaglio: Regime. Non sono riuscito a finirlo. Terminologia da intellettuale, ampollosa, piena di significati nascosti, accusatoria senza voler ricordare i propri errori (analoghi), ecc., ecc.. Ciò fa parte del mondo intelletuale di sinistra? Sì?! Allora come sono contento di non appartenere a tale schiera di persone illuminate. Eppure i miei migliori amici, non tutti per fortuna, sono di sinistra, alcuni molto di sinistra. I più antichi risalgono ai tempi del liceo. Da essi ho prelevato tutti i limiti che ho espresso in precedenza. Altrimenti, come avrei potuto classificarli? Ma la cosa straordinaria è che quelli che ho conosciuto dopo rientravano perfettamente, con il loro comportamento, nelle categorie sopra enunciate.
Ma come faccio ad andarci d'accordo? In effetti io non ho mai litigato con nessuno. Sono arrivato alle mani solo due volte: la prima con il mio ancora attuale amico (naturalmente di sinistra avanzata) quando facevo la prima media: mi diede, in classe, uno spintone ed io ruzzolai sulla cattedra; la risposta fu immediata: pugno alla bocca dello stomaco e relativo piegamento delle ginocchia da parte sua; la seconda con un mio amico di gioventù, molto più grosso di me: gragnuola di colpi da parte mia allo stomaco - sicuramente inefficaci - e da parte sua la frase: " ma che stai a fa?". Mi smontai subito. Da allora non ho mai avuto più occasioni di lotta, forse perché la evito. Rispetto troppo il prossimo, anche se comunista, per abbassarmi alla piazzata o al regolamento di conti personale. Ognuno ha le sue idee maturate dall'esperienza del vissuto. Se non la pensa come me non ha colpa, probabilmente pure io se fossi cresciuto come lui, gli sarei simile.


L'adolescenza

Periodo insipido che non ricordo con eccessivo piacere se non per qualche fatto importante come la mia prima fidanzatina (Rita, palermitana) che dopo 7 anni mi liquidò dicendomi che aveva trovato di meglio (e ci sono voluti 7 anni?!). La notizia mi giunse a Siena, mentre stavo facendo il C.A.R. (Centro Addestramento Reclute). Inizialmente la notizia mi turbò non poco, ma dopo qualche tempo (2 - 3 mesi) trovai con chi consolarmi e cominciai a capire che tutto passa e se ne va ed il tempo - vero galantuomo del nostro esistere - cura e attenua le ferite fino a farle scomparire e rendendoci sempre più immuni a certe malattie.
Il periodo del liceo era improntato sullo studio e le divagazioni non erano moltissime. La vita era abbastanza monotona, studio, scuola, piscina (F.I.N. = Federazione Italiana Nuoto) e, abbastanza spesso, uscita con gli amici di classe (gruppetto affiatatissimo).
Tutti persi di vista, meno uno.
Le convinzioni politiche erano ancora, almeno per me, in stato fetale, non riuscivo a farle nascere. L'unica cosa vera era la diffidenza verso il P.C.I..


La gioventù

Dopo il liceo (scientifico) intrapresi la carriera dello studente universitario presso la fcoltà di matemaica Guido Castelnuovo. Questo è sicuramente stato tra i periodi più felici della mia vita, se non il periodo più felice.
Lo stimolo psicologico che avevo quando entravo alla "Sapienza" (la tradizionale Università romana) era straordinario. Una sensazione piacevolissima, entrare nel mondo della cultura dove erano entrati Majorana, Fermi, Pontecorvo, Amaldi, ecc. ecc. (non me ne vogliano i non citati, ci vorrebbe un libro). La facoltà di matematica! Rimanevo incantato ogni volta (praticamente tutti i giorni) quando girando l'angolo vedevo l'edificio bianco, in puro stile mussoliniano, ergersi sobrio davanti a me ed io potevo entrare e sentire quelle lezioni che mi avrebbero accompagnato per tutta la vita. Non ho mai smesso di studiare! Ancora oggi è più facile trovarmi con un libro scientifico in mano che a bere un caffè o a parlare con gli amici in un bar.
In quest'epoca (si parla del 1968) cominciai ad avvicinarmi nel labirinto della politica. C'ero anch'io, ma ero un moderatissimo personaggio che non credeva nella violenza, ma credeva molto nel dialogo. Un giorno, nella facoltà di fisica (istituto Guglielmo Marconi) ci fu l'irruzione di alcuni scalmanati di sinistra che interrupero le lezioni proclamando la facoltà occupata. Io che di sinistra non ero mi trovai in forte difficoltà e scesi nel sottoscala, dove c'erano i laboratori. Avevo la chiave di un locale corredato da varie apparecchiature di misura che mi aveva dato un professore, perché dovevo fare una serie di esperimenti per sottoporli agli esami. Aprii, entrai (dentro era tutto buio) e cercai l'interruttore della luce... una voce sommessa "chiuda la porta per favore". Entrai, chiusi la porta, accesi la luce e ... sorpresa c'era mezzo mondo accademico della facoltà che aveva riparato nel laboratorio più alcuni studenti - dei quali alcuni a me noti - che mi guardarono con un'espressione dai vari significati: paura, stupore, vergogna, vabbè e tanto altro ancora. Eravamo in parecchi! Dissi chi ero e perché mi ero rifugiato lì sotto. Ci fu un sorriso generale di accoglienza. Rotto il ghiaccio, dimenticammo quasi istantaneamente la turbolenza nei piani superiori e cominciammo a discutere circa l'aumento d'entropia che si stava generando nella facoltà, mentre in quella stanza la variazione di entropia era praticamente trascurabile data la poca attività termodinamica che si poteva constatare (tutti seduti nei banchi dietro i tavoli di esperimentazione, sereni e sorridenti, felici di parlare di scienza e non di politica).
Fu lì che cominciai ad odiare la politica; non riuscivo a giustificare l'interruzione dell'attività universitaria di ricerca per dare spazio a tanta confusione e ignoranza.


E dopo ...

Laureato in matematica, indirizzo astronomico, mi proiettai nel mondo del lavoro, università, insegnamento, imprenditoria ed altre attività collaterali. Sono passati molti anni, ma nulla è cambiato: la politica ha sempre rovinato il buono che la scienza avrebbe potuto dare all'Italia. Basta solo ricordare il nucleare. L'ignoranza degli italiani è stata evidenziata in modo lampante dalla disastrosa scelta fatta negli anni ottanta quando nel referendum (c'era Craxi) l'Italia disse NO al nucleare. Tragico errore economico, sociale, energetico. Oggi la Francia ha 58 centrali nucleari e se accade qualche incidente la nube tossica non entra in Italia perché il Bel Paese ha detto no al nucleare? In compenso, noi verdi e uomini della sinistra paghiamo l'energia agli altri Stati 4 - 5 volte di quanto ci sarebbe costata se ci fossimo nuclearizzati.
Bravi questi politici lungimiranti!
E poi i teatrini, i ritornelli, l'attaccamento al potere, la mafia, la camorra. Ma che schifo di Paese! E' troppo! Preferisco andarmene e respirare la nube radioattiva un giorno prima degli italiani, ma almeno la qualità della vita è migliore.

Stefano (cioè io) mentre sta in trattative per l'acquisto di un
appartamento a Cannes (sono forti questi francesi!).
L'acquisto è stato fatto nell'ottobre 2007. Un bilocale piccolino nel cuore di Cannes a 650 metri dal Palazzo del Festival.

I francesi campano molto meglio di noi, sono più educati, gentili, organizzati.

La mia prima bolletta della luce (12
,50 euro) prelevati in automatico dalla società elettrica dal mio conto bancario e seguito da una lettera di ringraziamento con relativa fattura.
Che ne pensate dell'importo della bolletta? La casa è stata usata per il 90% del tempo. C'è qualcuno che vuole fare i confronti con i costi italiani? Già, ma loro hanno le centrali nucleari, mentre l'Italia no (che grande drittata la nostra!)