L'unione fa la forza
(articolo scritto sul periodico LEGGO GRAN CANARIA n. 2 del 15 marzo 2019)di Stefano Dottori
Gran Canaria è tra le maggiori isole dell'arcipelago canario
considerato, fin dai tempi antichi, l’insieme delle isole felici. L'affermazione
attribuita a Tolomeo e successivamente riportata dagli scritti di Plinio il
Vecchio sono frutto sopratutto della conoscenza diretta dell'assenza del ciclo
stagionale e dalla ricchezza della vegetazione. Conseguentemente le Isole
Canarie vennero definite dai nostri progenitori, venti secoli orsono,
l'equivalente al Paradiso di molte tradizioni che si
interrogano e indicano considerazioni sul destino ultimo dell'essere umano e
dell'universo.
Veniva così
suggerita l'idea di un luogo in cui l'invecchiamento e lo stress da lavoro sono
assenti. Nonostante siano passati venti secoli, non sono avvenuti drastici
cambiamenti nella popolazione locale, né mutamenti degni di nota sono apparsi
nella flora e nella fauna.
Attualmente le isole
Canarie rappresentano un luogo dove rifugiarsi,
per chi ne ha la possibilità, per poter condurre una vita più lineare, più
semplice, in amicizia e senza i tormentoni
che la nostra amata Patria ci sottoponeva quotidianamente.
Il fenomeno
dell’emigrazione degli italiani all’estero è un evento che negli ultimi
quindici anni si è andato consolidando con una frequenza man mano crescente.
Il
flusso migratorio attuale, indicato come Nuova
Emigrazione, è dovuta soprattutto alle difficoltà economiche della
popolazione che si sono evidenziate con l’arrivo della grande recessione e della conseguente crisi economica che ha interessato tutta l’economia planetaria a
partire dal 2008. Questo terzo fenomeno emigratorio, paragonato agli altri
precedenti[1],
ha una consistenza numerica inferiore, interessa principalmente i giovani che,
non trovando la loro realizzazione nel proprio Paese, tentano la fortuna
all’estero e spesso con risultati lusinghieri (fuga di cervelli). Purtroppo, però, la situazione nelle Canarie
non è favorevole per chi cerca una sistemazione lavorativa. Il lavoro è poco e
spesso non è sufficiente per la popolazione che vive su queste isole. Stiamo
parlando di una percentuale di disoccupazione che oscilla tra il 35-40%.
Inoltre, si viene a formare
un altro problema, l’aumentata richiesta di lavoro comporta, in generale, da
parte di chi può offrire lavoro, una forma di sfruttamento evidente anche
perché i sindacati spagnoli non
sembrano avere una sufficiente forza di contrattazione per confrontarsi con i
datori di lavoro.
È questo (la migrazione) un fenomeno tutto italiano
che provoca, come conseguenza, la circostanza che gli autoctoni non vedano di
buon occhio l’italiano che viene nell’arcipelago con l’intenzione di
stabilirsi, magari con la famiglia, accettando anche di fare lavori umili, che
magari in Italia neanche pensava di fare. Già in qualche zona delle isole sono
state viste scritte di carattere xenofobo
contro gli italiani (vedasi la foto ripresa nelle vicinanze di Mogan nell’isola
di Gran Canaria che dice “stop italiano nessuno più” e non è l’unica).
Purtroppo alcuni italiani, pochi per fortuna, hanno creato problemi alla
popolazione delle isole con comportamenti, a volte, al di là della legge. Non
solo, ma hanno anche operato delle truffe nei confronti dei propri
connazionali. Quindi, attenzione alle richieste di denaro esagerate per
consulenze e/o pratiche da svolgere.
Se ci chiediamo i motivi per
i quali sta accadendo questo particolare fenomeno, dobbiamo indicare come
maggiore responsabile la scorretta e falsa pubblicità che fa sembrare queste
isole come il Paradiso Terrestre.
Non è
così!
Ho visto personalmente,
persone che sono letteralmente fuggite
dall’Italia, in modo del tutto avventuroso e sono arrivati qui, alle Canarie,
pensando di aver risolto i loro problemi di vita. Ho visto le stesse persone,
dopo qualche mese, tornarsene in Italia, dopo aver speso tutto quello che
avevano e spesso con l’aiuto economico del Consolato Italiano e/o con
l’appoggio dell’associazione onlus A.P.I.C.E. (Associazione dei Pensionati
Italiani e Connazionali all’Estero):
l’unica struttura che lavora correttamente a costi umani e che aiuta realmente, per quello che può, l’italiano in
difficoltà.
La vita
sulle isole Canarie è certamente piacevole, la qualità della vita è da
considerarsi a buoni livelli, ma qui sta veramente bene chi è pensionato o,
comunque, ha una rendita che gli permette di vivere spensieratamente
nell’arcipelago canario. Dobbiamo,
infatti, notare che un’altra categoria di emigrati va
sensibilmente aumentando in modo statisticamente significativo: quella dei pensionati. Una
pensione appena sufficiente in Italia, qui permette una vita migliore, dove è
possibile concedersi qualche piccolo lusso: andare a cena fuori, affittare
un’auto (si arriva anche a otto euro al giorno senza assicurazione) e il costo
della vita è, in genere, inferiore a quello italiano.
L’associazione
A.P.I.C.E., fondata da tre anni, il
cui presidente è Giuseppe Bucceri, è un’associazione non a scopo di lucro ed è
nata proprio per la difesa degli interessi dei pensionati italiani. Dato
l’arrivo anche di molti giovani, singoli e/o con le famiglie al seguito,
l’associazione ha voluto allargare le proprie azioni anche per l’aiuto
(possibile) a questa tipologia di emigranti. Ma l’associazione da sola non può
nulla o, in ogni caso, molto poco senza l’appoggio consistente dovuto alla
presenza dei soci. In quasi tutti i convegni vengono invitate personalità
politiche canarie, dal sindaco (alcalde) agli assessori, dal capo della polizia
(guardia civil) a personalità che presiedono le attività turistiche e, come potrete
immaginare, tutti questi personaggi sono legati tra loro da interessi politici
e di potere (nella foto sta parlando l’alcalde de San Bartolomé al secondo
convegno APICE - ottobre 2018). Gli italiani residenti possono votare e il
numero sempre più elevato costituisce una significativa presenza che richiama
l’attenzione dei politici canari. Non possiamo negare il fatto che il loro
interesse è direttamente proporzionale al numero di presenze che l’APICE può
offrire in cambio di vantaggi a favore della comunità italiana. Vantaggi che,
in ogni caso, costituiscono un impegno da parte delle personalità politiche che
va contro cambiato, appunto, con la votazione. È immediato comprendere come
questi signori che partecipano alle riunioni, conferenze ed altro indette
dall’APICE cercano di comprendere quanto questa associazione sia forte come
presenza in numero di persone votanti. Nell’arcipelago siamo parecchie migliaia
e se tutti fossero coesi e presenti nell’associazione, questa, senza dubbio,
potrebbe ottenere dei vantaggi enormi a favore dei propri iscritti. Da qui la
necessità di unirsi per essere più forti (l’UNIONE
FA LA FORZA).
Ma che significa unirsi
nell’Associazione? Significa iscriversi come soci (la spesa è irrisoria: trenta
euro per il 2019). Ma non basta! Quando c’è qualche cerimonia, qualche
commemorazione, come la prossima festa della Repubblica Italiana, che
festeggeremo il prossimo 2 giugno, dove naturalmente interverranno le Autorità
Italiane (il console italiano Josè Carlos De Blasio e, se possibile, qualche
nostro politico) e le Autorità spagnole (Sindaco, Assessori, Polizia, Turismo,
ecc.) potrete ben immaginare che effetto positivo potrebbe avere la presenza di
mille persone piuttosto che trecento circa come è stato lo scorso anno. Quindi,
oltre all’iscrizione, necessaria, è richiesta anche la presenza (nella foto al centro il presidente dell’APICE Giuseppe
Bucceri, alla sua destra il vicepresidente avv. Luigi Prosperini alla cui
destra c’è il Segretario Dott. Salvatore Calvo; alla sinistra del Presidente,
c’è il presentatore della manifestazione Vittore Castellazzi alla cui sinistra
c’è Sergio Calandra; in fondo si intravede la bravissima cantante lirica, socia
anche lei dell’APICE, Rosanna Ciulli).
Essere uniti nelle manifestazioni, dove si è chiaramente visibili, è un’occasione per poter
mostrare la nostra forza. Intanto,
possiamo gradatamente riacquistare credito come italiani presso le Autorità
spagnole, cosa che l’APICE ha già cominciato a fare da tempo e devo dire anche
con buon successo, inoltre potremo pretendere, proprio per questa nostra forza unita e compatta, vantaggi che possano rendere ancora migliore la nostra
qualità della vita.
Qui di seguito diamo la scheda
dei riferimenti dell’Associazione:
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[1] Gli altri due
fenomeni emigratori che hanno interessato il nostro Paese sono: 1) la Grande Emigrazione (dal 1861, con
l’Unità d’Italia, agli anni venti del novecento in corrispondenza dell’avvento
del Fascismo); 2) la Migrazione Europea (dalla fine della seconda
guerra mondiale (1945) agli anni settanta del XX secolo).

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